Serata Titanica

L’altra sera il mio amico Michele mi telefona per invitarmi al concerto di De Gregori al teatro Carlo Felice.
“Dai Fla vieni che ho due biglietti…”
“E dove li hai recuperati?”
“Ieri mattina, mentre ero al lavoro, ho telefonato per primo ad un emittente radiofonica..”
“ah eri al lavoro…mmm capisco e poi alla sera magari hai il coraggio di presentarti da tua moglie per dirle che ti sei fatto un culo cosi’…..comunque per me va benissimo…”
“Bene, allora ci vediamo domani sera alle 20.30 in piazza De Ferrari…”
“Ci saro’ e….grazie lavoratore!!!”
“Fanculo!!”
“A te!”.
La sera dopo mentre, chiuso nel mio giubbotto per non morire assiderato, sto aspettando Michele, mi vengono in mente due riflessioni:
la prima che finalmente mi passero’ una serata in tutto relax e perdipiu’ ad un concerto (apro una parente…non mi ricordo l’ultimo visto, forse i Simple Minds quindi periodo di guerre Puniche…).
La seconda riflessione e’ come mai che a me non riesce mai di vincere una beata mazza a qualsiasi tipo di concorso al quale partecipi…forse la sfiga ha sembianze animali e la mia e’ quella della Lince? Bah…mistero.
“Ciao bell’uomo..”
“Bell’uomo a me, ma come ti permetti?..Ciao Micche..innanzitutto grazie e poi vieni che e’ presto e ci andiamo a bere qualcosa al bar…”
Io non ho la piu’ pallida idea di quante persone possa contenere il Carlo Felice ma credo che la maggior parte siano entrati in quel bar…una calca da girone infernale.
Mi divincolo, sgomitando come un rugbista in mischia per arrivare alla cassa ed ordinare un punch al mandarino ed un caffe’corretto con la stessa difficolta’ che avrebbe Stevie Wonder ad infilare un filo di cotone in una cruna di un ago.
Beviamo le nostre cose appoggiando le rispettive tazze sulla testa di due ignare vecchierelle che, chissa’ poi se sono entrate nel locale gia’ vecchie di loro o se sono invecchiate in coda.
Alla fine riusciamo a consumare e decidiamo di uscire.
Imposto col navigatore del cellulare le coordinate della porta e ci dirigiamo verso l’uscita..mi rivolgo a Michele che mi segue alle spalle, lanciandogli un pezzo di cordino della felpa:
“per qualsiasi motivo non staccare la presa e ti condurro’ in salvo..”
Finalmente intravedo l’uscita…”Ecco ci siamo, ancora un piccolo sforzo e…” CRASH.
“Cazz…che e’ succesoo?”
Mi giro e vedo un tipo imprecare con le guance piene come un roditore inferocito:
“Gnam gnam…caccho il mio negroni sbagliato…”
In effetti il suo bicchiere si era letteralmente frantumato sul pavimento schizzando schegge di vetro impazzite sulle caviglie di alcuni presenti..generando attimi di panico ed un laghetto che si andava via via allargando: due terzi del negroni erano li’ ad alimentare il laghetto, un terzo era finito sulla patta dei miei pantaloni, chiari per giunta!
“Scusa tanto, pero’ anche tu con sto casino lasci il bicchiere sull’unica mensolina 10×10 del locale…..comunque te lo ripago basta che non mi fai andare alla cassa, piuttosto mi faccio torturare.”
“Va bene ..dammi 8 euro…”
“Otto euro?? Amico piu’ che un negroni sbagliato mi sa che hai sbagliato a prendere un negroni, se ti prendevi un aranciata era meglio…comunque tieni, qui ci sono 5 euro…e poi chi mi garantisce che non ne avessi gia’ bevuto una parte, se poi non ti basta mi posso sempre strizzare le balle e spremerti quello che mi e’ finito sulle braghe…”
“Gnam gnam…va bene cosi’ trankillo….”
“Michele, ma come parla questo….non e’ che il cirroso adotta la tattica di piazzarsi qui per farsi ripagare i beveroni…mmm ne ho forte il sospetto!!!”
Finalmente entriamo a teatro.
Le maschere ci mostrano i posti a sedere 11-13 fila 15:i primi due posti di un interminabile fila.
Prima pero’, mi infilo doverosamente in bagno nel tentativo di smacchiare, sciacquando con acqua e sapone per le mani, la chiazza alcolica che mi provoca un certo bruciore oltreche’ imbarazzo, ottenendo un pessimo risultato:sembro un incontinente con problemi di peso specifico e colorazione dell’urina.
Che vergogna.
Mi sfilo il giubbotto e me l’avvolgo in vita sembrando lo scemo del villaggio. Raggiungo finalmente il mio posto.
Mi sfilo la giacca.
“Ah , ora di qui non mi alzo piu’…”
Detto fatto.
Almeno una trentina di persone in successione come in un rito ecclesiastico devono, vogliono, esigono di passare di li’.
Sembra che abbiano venduto biglietti solo per quella stramaledetta fila..costringendomi ad alzarmi ogni volta e rimanendo in balia delle potenti luci del teatro puntate tutte sulla macchia e quindi sul mio pube.
Sara’ una sensazione, ma sembra che gli sguardi di quelli delle altre file siano rivolti tutti li’..ho ricevuto piu’ visualizzazioni in zona io in una sera che Rocco Siffredi in tutta la sua lunga, e sottolineo lunga, carriera.
Finalmente la processione finisce…rimane solamente vuoto il posto alla mia destra.
“Taci Michele..almeno abbiamo la poltrona dove posare i giubbotti e se proprio dev’essere occupato, speriamo almeno in un avvenente signorina in cerca di emozioni forti..”
“Oramai non viene piu’ nessuno, vedrai…”
Si spengono le luci…la band si piazza agli strumenti,Francesco entra col suo immancabile cappello e gli occhiali scuri…in uno scrosciare di applausi parte “sulla strada” il pezzo che da titolo al suo nuovo album…non prima di averci salutato ed informato a suo modo “Presento qualche canzone dal nuovo disco e poi apriamo la gioielleria» che infiamma il pubblico.
“Che forte eh, Micche il peggio e’ passato…”
Puff..puff…”Scusate potreste farmi passare…”
La luce e’ fioca ma abbastanza per intravedere una montagna umana…150 kg di lardo sudato come un prosciutto pieno di polifosfati che punta l’unico posto libero di tutto il teatro.Quale?…Vi ricordate la lince?
Mi sposto e faccio passare Jabba the Hutt…il quale con non poca fatica si lascia letteralmente cadere sulla poltrona rischiando di far cappottare tutta la fila.
Costretto in una posizione innaturale riesco a trovare la forza di girarmi verso il mio amico Michele ed avvisarlo:
“A Nostradamus,consoliamoci,che se De Gregori fa TITANIC almeno questa volta sappiamo dov’e’ l ICEBERG!!!!!”

by Flavio

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