Nonno Mario

Antefatto: Colline Genovesi. Agosto 1984 tardo pomeriggio.
 
“Dai ragazzi, fatemi scaletta che provo ad arrivare ai rami più alti…..”
“Guarda lassù come sono grossi..mmm che spettacolo!”
“Già, apri il sacchetto che te li passo…che fichi ragazzi! Merav…….”
“Hey voi, laggiù!”
“Porca troia, via ragazzi il contadino…..”
“Vai vai corri…Fla buttati!”
“Dunde u l’è u saraccou! Maledetti!”
“Via, via ragazzi….presto!”
“Ahi la mia gamba…che dolore…”
“Fermi, fermi…maledetti!”
Mi voltai per vedere appena in tempo il vecchio contadino arrestarsi per l’affanno, i nostri sguardi si incrociarono per un attimo che mi parve interminabile e la sua espressione di rabbia mista a rassegnazione mi convinsero che l’avevamo scampata.
 
Genova. Aprile 1985 casa dei genitori di Jenny la mia fidanzata di allora.
 
“Sei proprio sicura che sia una buona idea?”
“Ma sì dai, e poi muoiono dalla voglia di conoscerti.”
“Davvero? Ma che gli hai raccontato: che sono un ricco rampollo figlio di nobili ed inserito nell’alta società?”
“Dai scemo! Ma cosa credi? I miei sono persone alla mano, ti troverai benissimo.”
“Se lo dici tu.”
“Papà, mamma…questo è Flavio..il mio..ehm…il mio ragazzo”
“piacere, buonasera.”
“Ciao Flavio, entra vieni, accomodati pure….ti presento ringo..il mio gattone”
“Ciao ringo (se sapessi quante volte l’ho visto il tuo gattone quando non eravate in casa tu e tuo marito!) ma che bello che sei!”
“E il nonno dov’è?”
“E’ di là in salotto, ha portato come al solito un mare di cose buone!”
“Ah eccoti nonnone…Fla ti presento il mio mito…mio nonno Mario.”
Raggelai.
Il mio sguardo proprio come un anno prima incrociò quello di un uomo che mi apparve come rinvigorito, animato da quella forza contadina che sprigiona un inesauribile vigore, il suo vocione, le sue mani grandi, la sua pelle ruvida bruciata dal sole, il suo volto intarsiato da mille rughe di vita vissuta..
mi uscì un timido:
“Bu..buongiorno!”
“Ciao giovanotto….ti piacciono i fichi, li ho raccolti stamattina dal mio campo…sono dolcissimi!”
Non seppi mai se nonno Mario mi riconobbe e mi salutò con quella frase per vedere la mia reazione o se fu solo uno strano scherzo del destino, di quelli che la vita ogni tanto ci riserva , quello che so è che quella stretta di mano possente, il suo sguardo così penetrante, i suoi occhi..non li ho più dimenticati!
 
by Flavio
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6 Risposte to “Nonno Mario”

  1. Per me t´aveva beccato

  2. Anche ad un mio amico e me è successo un episodio simile una volta. La fortuna volle che lo stato di rincoglionimento del “testimone” fu maggiore della nostra velocità a salutare e dileguarsi ma, da quella volta, ogni qualvolta c’era da fare la caxxata facemmo i “trasferisti”! 😉

    Buona settimana 😀

  3. Mi ricorda il rubacchiare le mele, le albicocche, l’uva, le pere, le prugne, le pesche che pratico nella stagione estiva-autunnale per non parlare dei chili di funghi e le castagne….insomma pratico il self service.
    ciao.

  4. meglio non saperlo se ti ha riconosciuto 🙂

  5. roselia Says:

    che bella lezione! 🙂

  6. chissà èerché ma anche io penso che ti abbia riconosciuto… e che si sia anche ben ben divertito…
    buona serata

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