La radio juke-box

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Sarà l’avvicinarsi del periodo festivaliero, sarà che in questo preciso istante sto ascoltando alla radio Uptown girl di Billy Joel ma mi è venuto in mente un aneddoto di quasi vent’anni fa che vi voglio raccontare.
Era l’estate del 1989 e, con alcuni amici bazzicavo per Castiglione della Pescaia ridente località balneare Toscana.
Era l’ultimo giorno di vacanza e volevo fare un regalo a mio fratello che non era potuto venire con noi.
Stavo passeggiando per le vie del piccolo centro quando dalla vetrina di un negozio di souvenirs mi è apparsa una radio fatta a forma di Juke box: illuminava tutto l’interno con le sue luci intermittenti che andavano al ritmo di Uptown girl appunto.
Non so per quale strano motivo ma quella radio mi teneva incollato alla vetrina, aveva qualcosa di magico: ero come attratto da quell’alternarsi di colori e note, le luci cambiavano rapidamente passando dalle tonalità di rosso, giallo, azzurro e verde mentre la musica riempiva l’aria di quel tardo pomeriggio d’Agosto.Era bellissima, e poi ad un prezzo accessibile.
Un cartellino sbiadito dal sole infatti riportava il prezzo scritto a pennarello della cifra quasi illeggibile di cinquantanovemilalire!
Però, pensai, neanche tanto per una radio così bella e poi è un regalo che premierebbe anche me.
Eh già perchè in quell’anno io e mio fratello vivevamo ancora insieme, nella stessa camera dunque avrei potuto ascoltarla tutti i giorni come fosse stata mia.
Mi convinsi a prenderla ed entrai nel negozio.
Al suo interno, dietro al bancone una signora anziana che leggeva un giornale.
Il dialogo che ne seguì fu pressapoco il seguente:
“Buonasera.”
“Buonasera signora, senta avrei visto quella radio in vetrina, quella a forma di juke box:”
“Bella vero?”
“Si molto. Sarei interessato….”
“Bene! Gliela faccio preparare da mio figlio per domani mattina.”
“Ah, prima non è possibile?”
“Eh no, perchè vede ha fatto tutto il collegamento per farla suonare in negozio..”
In effetti notai che dalla radio partivano due fili che attraversando tutte le pareti arrivavano ad un amplificatore e tre altoparlanti collocati in cima ad uno scaffale dall’altra parte del locale.Insomma un lavorone che solo uno un pò suonato poteva aver progettato.
Infatti l’autore di cotanto ingegno un pò suonato doveva esserlo davvero come la madre mi confermò:
“Come dicevo mio figlio è in palestra ad allenarsi: sa fa il pugile.
Ma domani mattina è sicuramente qui.”
“Si, ma io non posso aspettare signora parto stasera!”
(mussa colossale, ma la voglia di portar via la radio era troppo forte!)
“Facciamo una cosa signora, se mi da una scala tiro via tutti i cavi io e la prendo”
Questa poveretta, vista la mia insistenza, accettò commettendo un errore imperdonabile.
Ottenuta la scala cominciai a strappare via dalla parete cavi ed intonaco lasciando voragini enormi, spostandomi con un gesto fulmineo decapitai una statua di gesso…distrassi la signora chiedendo un martello (un martello?) presi la testa del decapitato e con l’aiuto del chewing-gum masticato la riattaccai in fretta , solo che la misi a rovescio rispetto al corpo.
Finalmente dopo circa un quarto d’ora di lavoro, i muri ridotti ad un colabrodo, il pavimento pieno di calcinacci e la statua che si guardava il culo riuscii a mettere la radio sul bancone.
La signora gentilmente la pulì dalla polvere mentre io mi scusai per il disordine creato, euforico dell’imminente acquisto.
Staccò il cartellino del prezzo mi sorrise e disse “Sono 259 mila lire!”
“Come scusi?”
Mentre rimasi un attimo nell’incertezza di non aver capito bene, l’occhio mi cadde sul cartellino del prezzo:
Il sole aveva reso quasi illleggibile la cifra, soprattutto il due oramai era quasi scomparso, rimaneva solo una traccia impercettibile che gelò le mie speranze e bloccò i miei movimenti, riuscì solo a dire guardando la foto appesa al muro di un minaccioso omone in guantoni:
“Anche mio nonno era un pugile, pesi superleggeri”
“Ah no, il mio Filippo è un peso massimo, campione regionale:ha certi muscoli!”
Pensai alla figura di merda che avevo fatto, al disastro che avevo combinato, ai soldi che non avevo ed ai muscoli di Filippo e a cosa mi sarebbe capitato se fosse rientrato in quel momento dalla palestra.
Lasciai la vecchia, la radio ed il negozio con la velocità di Pietro Mennea a città del Messico mi voltai solamente per guardare l’ultima volta la radio che non sarebbe mai stata mia, la donna impietrita e sorpresa, la vetrina sguarnita e la statuetta che nonostante fosse di spalle mi sorrideva allegramente!
 
by Flavio
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14 Risposte to “La radio juke-box”

  1. Che atoria ragazzi! del resto non avevi altra scelta!!! Il figlio pugile era una minaccia da prendere in seria considerazione…ma non tu hanno sguinzagliato i cani quella notte a Castiglione? penso al poverino con la faccia sul di dietro…se avesse potuto ti avrebbe sicuramente dato la caccia! Io stessa l’avrei fatto costretta a guardarmi il di dietro!
    A Castiglione ci sono stata anch’io diverse volte e forse anche nell’89 con la bimba piccola!! L’albrgo si chiamava “da Mirella”
    Ci sei più stato? o avevi paura di imbatterti nella vecchia?

  2. evacontroeva Says:

    ammazza che casino che hai combinato……

  3. Suppongo che tu abbia anche cambiato luogo di vacanze. dopo tale disastro? Ci sei più tornato?

  4. X francesca:
    No, non ci sono più stato.
    E come avrei potuto?
    Mi ricordo che eravamo con le tende in un campreggio ma il nome sinceramente non lo ricordo.
    X eva:
    Hai visto?
    Ero un ventitreenne un pò arzillo allora!
    X melania:
    Nada de nada!
    Pensai che fosse meglio per me stare alla larga dal pugile.
    Anche se il luogo era carino!

  5. 🙂 Non so, se fossi stato la signora probabilmente non sarei rimasto così calmo! Ti è andata bene 😛

  6. Splendido! Se passi da Trieste avvertimi che vengo in negozio con te e poi metto il vide su Youtube 😀

  7. X ponza:
    Ma sai, lei era convinta di fare la vendita e poi io sono filato come un razzo:all’epoca correvo forte!!!!

    x chit:
    Senz’altro. Però prima mi informo che non ci siano pugili in giro!!!

  8. ricordo ben trent’anni prima che tu tentassi di aggiudicarti il juke-box in miniatura, appena avevo cinquanta lire andavo al bar Reati in Castelletto e le buttavo dentro per C 4 e l’inconfondibile voce di Paul Anka (ancora col naso nature) già cantava Diana… pensa, quasi cinquant’anni e ancora la canta con lo stesso successo.
    Va beh non c’entra niente, ma volevo partecipare.
    Ho appena compiuto, tu sai quanto, e parto di lacrima.
    Alex

  9. bellissima scena, me ne e’ capitata una molto simile, non cosi’ estrema pero’.
    complimenti mi sono proprio divertito a leggerti.

  10. X Ale:
    Ricordo benissimo la canzone.Grande successo.
    coraggio,c’è tempo per il “Non ci resta che piangere!”

    x hidaba:
    Grazie.
    La ricordo con nostalgia più che altro perchè sono volati via quasi vent’anni come niente.

  11. Rido fortissimo.
    Sei una certezza.

  12. Un po’ disastroso, eh? 🙂

  13. x priedavat:
    A distanza di anni ci rido sù anch’io, ma sul momento………
    ciao

    x Fabio:
    Un pò?
    Feci un casino……

  14. ahahahahah Flavio sei un eroe!

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