Archivio per ottobre, 2010

Gli uomini non cambiano………………….

Posted in Nadia e Flavio with tags on ottobre 31, 2010 by nadiaflavio

Brevemente ad Antonio.
Quando sei arrivato qui da noi, tutti ti abbiamo accolto come un re.
Sapevamo del tuo “caratteraccio” che in passato ti aveva creato non pochi problemi ma d’altra parte ci dicevamo:
“Se e’ qui da noi vuol dire che e’ piu’ sregolatezza che genio, se no giocherebbe ancora nel Real Madrid”.
E l’inizio non fu proprio esaltante:
durante un Samp Torino tirasti la maglietta in faccia all’arbitro e ti beccasti ben 5 giornate di squalifica.
Poi, piano piano, forse grazie a questa citta’ che a volte riesce a fare miracoli, sicuramente grazie alla societa’ e soprattutto al presidente Garrone che prese a cuore la tua situazione trattandoti come un figlio, le tue “cassanate” sono diventate sempre piu’ rare dando spazio a comportamenti “normali” dentro (rarissime le intemperanze ed i cartellini) e fuori dal campo.
Certo, sapevamo benissimo che  a te non  piace “faticare” piu’ di tanto ma il tuo  talento calcistico e’ talmente elevato che hai sempre sopperito con colpi di alta scuola che solo i fuoriclasse hanno nel dna alla scarsa condizione fisica e a noi questo bastava ed avanzava.
Quando poi, sempre qui, hai trovato in ordine la nazionale, la donna della tua vita…il matrimonio e hai messo in cantiere un figlio, be’, ci siamo detti:
“finalmente questo ragazzo e’ maturato.”
Poi..martedi’ scorso, tutto e’ crollato.
Un diverbio condito da pesantissimi epiteti contro il presidente,il tuo presidente : l’uomo che piu’ ti aveva difeso e coccolato, opponendosi al tuo trasferimento alla Fiorentina con tutte le sue forze… ti ha fatto risprofondare nel baratro dell’ignoranza, la maleducazione, l’arroganza.
E noi tifosi che in te abbiamo creduto, che ti abbiamo sempre sostenuto, idolatrato e che non nascondo ci siamo anche un po affezionati, ci sentiamo ora profondamente traditi.
Mi dispiace caro Antonio, mi dispiace per il presidente, la mia societa’, per tutti i tifosi, per quei bambini che alla domenica venivano allo stadio indossando la tua maglietta con il numero 99, per tutti coloro che amano il calcio, ma soprattutto mi dispiace per te.
Evidentemente, come dice una bellissima canzone, gli uomini non cambiano.
Figuriamoci quando uomini, forse, non lo sono mai stati.
Con affetto.
Flavio

Addio Paul

Posted in Nadia e Flavio with tags on ottobre 26, 2010 by nadiaflavio

E cosi’ alla fine te ne sei andato anche tu caro e triste Paul.
Dopo aver passato tutta la tua vita dentro un acquario ad azzeccare pronostici e martingale, ci hai lasciato cosi’, di polpo.
E gia’ che vivere in Germania , in quella citta’ poi, con quel nome Oberhausen, che sa tanto di campo di concentramento, non dev’essere stato il massimo per un polpo, sebbene particolare come lo eri tu.
Non ti hanno nemmeno lasciato il tempo di andare in giro a conoscere due polpette,di innamorarti, vivere un polpo di fulmine… preso com’eri ad indovinare quale polpaccio risultasse determinante per far vincere quella o quell’altra squadra al mondiale Sudafricano.
Tutti i  telegiornali aprivano con le tue gesta da indovino.
A te un po piaceva quella notorieta’ improvvisa e tentacolare.
E tu, tu, ti prestavi sempre piu’ al gioco:’ non ti occupavi solo di calcio, ma anche di formula 1.
Ti facevano pronosticare persino le polpo-sition!!
Ti trattavano come un burattino, senza polpo ferire, ti sparavano addosso le luci dei flash.
Poi pero’, come spesso accade, la notorieta’ e’ finita e sei ripiombato nell’anonimato come un concorrente  qualsiasi del grande fratello.
Addio amico Paul, non sapremo mai se sarai finito in un’ insalata Greca o in umido con le patate..ma quel che sappiamo e’ che anche un polpo puo’ diventare famoso, vivere i suoi giorni di gloria e morire….per polpa della solitudine!!
by Flavio

Genova…serbiamo rancore!!!!

Posted in Nadia e Flavio with tags on ottobre 13, 2010 by nadiaflavio

Chi mi conosce sa che non sono ipocrita, non lo sono mai stato.

Percio’ anche questa volta devo esprimere cio’ che penso veramente.

Nella notte in cui ero e sono contento perche’ loro venivano fuori dalle viscere della terra San Jose’ , Cile.  persone che purtroppo lavorano in miniera.

Ero e sono altrettanto triste perche’ loro non ci siano finiti!!!! Stadio Marassi, Genova.   persone che purtroppo non lavorano in miniera

By Flavio

Al centro dell’alluvione

Posted in Nadia e Flavio with tags on ottobre 5, 2010 by nadiaflavio
Ieri la zona a ponente della mia citta’ e’ stata colpita da un alluvione in piena regola.
Ieri io dovevo andare al lavoro esattamente a ponente della mia citta’.
Praticamente sono finito nel centro dell’alluvione.
Escludendo per ovvie ragioni l’utilizzo dello scooter e stroncata sul nascere l’idea dell’auto opto per l’accoppiata tram-treno.
Arrivo alla stazione che il cielo e’ gia’ nero, ma cosi’ nero che un nero cosi’ non l’ho mai visto nemmeno in radici e l’aria ha un odore salmastro come a presagire una probabilissima innondazione.
Estraggo dalla tasca del giubbino quel che resta del mio biglietto e tento di obliterarlo nell ‘ unica macchinetta funzionante della stazione ma oramai, a causa dell’umidita’, ha la consistenza di un biscotto inzuppato.
Un’ avvenente signorina alle mie spalle attende il suo turno e mi fa notare una cosa che noi maschietti non vorremmo che mai nessuna donna ci dicesse:
“E’ troppo mollo, non ce la farai mai!”
Con un pizzico di imbarazzo, le rispondo: “In casa era normale ma si dev’essere ammosciato sul tram!”
A volte mi odio, ma perche’ non imparo a contare fino a cento prima di aprire bocca!
Comunque leggo sul video: treno regionale per Savona binario 11.
Bene, cioe’ male, raggiungo il binario 11 in fondo al lungo corridoio giusto in tempo per sentire l’altoparlante annunciare che il mio treno partira’ dal binario 2 in cima al lungo corridoio , esattamente dov’ero tre minuti prima.
Arrivo e salgo sul carro bestiame.
Ma come fa ad esserci tutta questa gente?
A volte penso che le persone vivano sui treni e sui tram.
Percorro le carrozze alla ricerca di un posto a sedere mentre fuori Kunta Kinte  comincia a riversare sulla citta’ un oceano d’acqua sottoforma di goccioloni giganti.
Finalmente trovo un posto e mi siedo: miracolo!
Dopo circa venti minuti il treno abbandona la stazione.
Guardo le mie ginocchia bagnate e non ci metto molto a capire che il finestrino perde come una cavagna, lasciando entrare delle goccette che cadono ritmicamente sullo sfigato di turno , cioe’ io!
Nel frattempo, man mano che mi avvicino a ponente vedo il tempo peggiorare cosi’ decido di telefonare ad un collega che abita a due passi dalla ditta dove lavoro.
Che sfiga, la linea e’ disturbata, capisco solamente:
“..arda…ui..e’ un…asino…ede…n…azzo..c’e’..tr…acqua…..”
Ecco, acqua e’ l’unica cosa che ho capito bene..chiudo la comunicazione non prima di chiedergli:
“Ma la stazione esiste ancora?”
Intanto ho le ginocchia a bagnomaria ed un dolore all’anca dovuto alla posizione innaturale che ho tenuto per tutto il viaggio nel tentativo di limitare i danni.
Finalmente arrivo al paese quando suona il cellulare.
E’ il mio collega che preoccupato mi chiede dove sono.
Rispondo :” Guarda, ho appena superato  la stazione di Atlantide, ora arrivo.
Tu cerca di venir…..” clic.
Fine della comunicazione.
Scendo.
Il tempo di attraversare i binari e sono gia’ scolo, ma cosi’ scolo che le ginocchia, bagnate un attimo prima, sono la zona piu’ asciutta che ho.
arrivo alla fermata del tram giusto in tempo per capire due cose:
La prima che tram, per quella giornata, non ne passeranno piu’.
La seconda , di quanto sia cornuto il tizio che mi ha appena smerdato di acqua e fango con il suv.
Oramai, incazzato piu’ che mai, decido di farmi il km che mi separa dalla meta a piedi e comincio ad incamminarmi nel mezzo della careggiata tra le auto bloccate in coda, come fece Mose’ in fuga dall’Egitto, con una differenza: che a me col cazzo che mi si sono separate le acque, ci sono dentro con tutte le scarpe.
Arrivo al bar che sta vicino alla mia ditta e noto che le ragazze, nere piu’ del cielo, sono intente ad asciugare il pavimento allagato con gli stracci.
Cerco di non perdere il buonumore e provo a tastare anche il loro nella speranza di rimediare almeno un sorriso:
“Se vi chiedo dell’acqua mi mandate a cagare, vero?
by Flavio
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